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1 Settembre 2024
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ROSITANI: “IO NON MUOIO”. IL LIBRO PER AIUTARE LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA

Oggi voglio affrontare un argomento che mi sta a cuore come credo lo stia a tutti, la violenza sulle donne e voglio farlo con un libro che ho letto che tratta di una storia vera di cui tutti noi ne abbiamo sentito parlare all’epoca del fatto accaduto.
“Io non muoio”. Bruciata viva. Sopravvissuta. Una storia di violenza e di speranza. E’ il titolo del libro, fresco di stampa e tra le novità presentate al Salone del Libro di Torino, firmato dalla giornalista Emilia Condarelli e da Maria Antonietta Rositani, sopravvissuta ad un tentato femminicidio nel 2019.

La vigilia del 12 marzo del 2019, Maria Antonietta aveva chiamato il padre al telefono per dirgli che aveva paura perché sapeva che il suo ex marito non si era rassegnato alla separazione; e che non si sentiva tranquilla nonostante l’ex fosse agli arresti domiciliari, a casa dei genitori, a più di 400 km di distanza.
L’indomani sentì un’auto frenare di colpo accanto alla sua e capì che le sue paure erano reali. Ciro Russo, 49enne di Ercolano, era evaso dai domiciliari e l’aveva raggiunta per ucciderla. Tutto avvenne in pochi secondi: l’uomo le versò della benzina addosso e le diede fuoco, dicendole: “muori”. Lei uscì dall’auto in fiamme, vide una pozzanghera e si gettò nell’acqua cercando di spegnere le fiamme. Non riuscì a salvare il suo cucciolo di cane, che aveva preso per il figlio, che morì carbonizzato. Lei sopravvisse, ma riportò ustioni sul 75% del corpo.


Comincia così, una mattina del 12 marzo 2019, il suo lungo calvario: resta 22 mesi bloccata su un letto di ospedale, prima a Bari, poi a Reggio Calabria, subisce 200 interventi chirurgici, sopporta un dolore fortissimo e la paura di non sopravvivere. Al suo fianco, oltre ai figli e all’amato padre, una giornalista: Emilia Condarelli. Alla quale, nei lunghi mesi di degenza, Maria Antonietta aveva affidato i suoi pensieri, le sue paure ma anche le sue speranze e la voglia di vivere e aiutare le altre donne che subiscono violenze.
Da tutto questo è nato il libro “Io non muoio”. Bruciata viva. Sopravvissuta. “Una storia di violenza e di speranza”.
Maria Antonietta ha voluto mettere nero su bianco un racconto che serva da incoraggiamento a denunciare i loro aguzzini per tutte le donne che subiscono violenza.
Un messaggio di speranza. Dopo il dolore e la sofferenza atroce la luce. Così come un’araba fenice Maria Antonietta Rositani è rinata. Dalle fiamme volute dal suo aguzzino è risorta. E con forza ritrovata ha presentato il libro che racchiude la sua storia “Io non muoio”.

Tutti hanno concordato sulla necessità di una sensibilizzazione su un fenomeno che potrà essere eradicato dalla società soltanto con la conoscenza, l’educazione delle giovani generazioni e la denuncia delle violenze da parte di donne che però non è un percorso uguale per tutte.
a storia di Maria Antonietta è un esempio, perché lei non solo ha lottato e resistito, ma con coraggio ha voluto offrire la sua esperienza per contrastare un fenomeno che è trasversale e non ha sesso né età. La frase con cui apre il libro afferma che la violenza è insita in ciascuno di noi, questo è un piccolo contributo per dire che occorre contrastarla tutti insieme, uomini e donne senza barricate.
“Io non muoio”, titolo del libro, sono le parole che Maria Antonietta pronunciò rispondendo all’odiosa minaccia del suo aggressore, che dandole fuoco le aveva urlato di morire.
Vorrei che questo libro lo leggessero in tanti per comunicare alle donne di non avere paura in modo da dar voce a tutte quelle donne che non hanno potuto avere modo i raccontare il loro accaduto dato che sono morte. A mio avviso la sua drammatica esperienza deve arrivare a ogni scuola e ogni famiglia, perché dalla violenza si può uscire se ci tenderemo una mano.
Per quelle mamme, amiche, figlie, sorelle, che la violenza purtroppo ha strappato alla vita, è per loro che dobbiamo continuare a lottare. E anche per tutte quelle donne che hanno bisogno di vedere qualcuno che ce l’abbia fatta ad uscire dal vicolo cieco della violenza. Affinché anche loro traggano la stessa forza della protagonista e vittima, per potersi ribellare e continuare a vivere e lottare, per se stesse e per le persone che amano. “Io non muoio” è dunque una mano tesa per quanti subiscono violenze.

In quei lunghi mesi di ospedale a darle l’aiuto è stata prima di tutto la grande fede che ha avuto in Dio e che ha tutt’oggi afferma Maria Antonietta:” Dio mi ha aiutata ad affrontare quel dolore fisico e psichico che, pur essendo atroce, grazie a Lui sembrava più lieve”. Un altro grosso aiuto le è stato dato da suo padre, che purtroppo è deceduto proprio qualche giorno prima dell’uscita di questo libro. Suo padre la ha supportata in tutto e per tutto, è stata la sua voce quando lei non ne aveva. La ha sempre aiutata e incoraggiata a chiedere giustizia per se stessa e per poi aiutare tutte le donne che si trovavano nella stessa situazione.

Un papà che, quando, le ha dato speranza dicendole che presto l’avrebbe riportata a casa; un papà che poi ce l’ha davvero fatta, l’ha fatto tornare a casa, insomma, un padre che ha lottato per lei con tutte le sue forze, ed è a lui che ha dedicato questo libro.
La sua storia deve far capire alle altre donne vittime di violenza che non si devono vergognare di quello che subiscono; ma che a vergognarsi devono essere gli “uomini” che fanno violenza. Al fine di aprire un dialogo, una riflessione; per far capire che una donna o una ragazza vittima di violenza può essere aiutata, prima che sia troppo tardi. È inoltre un libro che fa luce su quali siano i segnali premonitori di una violenza. Infine, la sua storia porta a far riflettere il lettore su cosa dovrebbe fare lo Stato. Perché una donna ha il diritto di essere aiutata durante la denuncia. Ma anche dopo ha bisogno di supporto per riprendere la sua vita in mano. Non può essere lasciata sola!
Dopo aver subito anni di violenze, lei aprii gli occhi e capì che quello non era amore nel momento in cui sua figlia, Annie Russo, si mise un giorno contro quello che al tempo era ancora suo marito dicendogli:” Ora basta papà, te ne devi andare, devi lasciare libera la mamma”. Lui, in risposta, le diede uno schiaffo fortissimo in volto tanto da riempirle la faccia di sangue. Dinanzi a quella scena, con sua figlia ferita e sanguinante per mano dell’uomo che diceva di amarle ha compreso che l’amore vero non era il suo, violento; ma quello che sua figlia provava per lei. Gli si aprirono gli occhi ed ebbe finalmente il coraggio di denunciarlo e di chiedere aiuto.
Il suo scopo con “Io non muoio” è quello di far sì che una donna trovi il coraggio di poter denunciare la persona che crede di amare e dalla quale pensa, erroneamente, di essere amata. Dico erroneamente perché spesso si confonde l’amore con la violenza e tutto questo non dovrebbe mai accadere.

Il libro “Io non muoio”, è nato da una grande amicizia tra due donne che si sono prese la mano e hanno camminato insieme arrivando fino a qui. Parlo della protagonista e della scrittrice e giornalista Emilia Condarelli, una donna che le è stata accanto sin dal primo giorno di terapia intensiva di Bari. Anche dopo il suo spostamento a Reggio Calabria, durante il Covid, lei le è sempre stata vicina con messaggi e videochiamate. In quella occasione, si sono fatte una promessa, che quando lei se la sentiva di poter raccontare la sua storia, la Condarelli sarebbe stata la sua mano e la avrebbe supportato ed aiutato a trasmettere quello che era il suo messaggio. Così è nato questo libro a mio avviso molto bello e significativo che vi consiglio di leggere.
Anche noi di Radio Febbre diciamo NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE!!
Da parte mia è tutto, alla prossima da SonoSoloParole.

2 thoughts on “ROSITANI: “IO NON MUOIO”. IL LIBRO PER AIUTARE LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA

  1. Ricordo poco questo fatto perchè accaduto in un periodo a me buio, ma ne ho sentito molto parlare in seguito e adesso da questo articolo. Parlando di violenza ci sarebbe da dire molto, dalla violenza fisica, sessuale a quella psicologica. Troppo tardi una persona si rende conto di subire una violenza solo per il fatto di sentirsi in colpa. Quando si rende conto denuncia (sempre se non ci rimette le penne prima), a quel punto scatta per me un altra violenza che è quella della giustizia. Ci sono leggi blande, domiciliari? Braccialetto elettronico? Oppure in tanti casi non si fa assolutamente niente solo perchè non è successo nulla. La protagonista di questa brutta vicenda per fortuna ne è uscita viva, ma per quante non è successo la stessa cosa? Si deve partire per prima cosa con una legge diversa e più severa, allora si che una donna o uomo che sia ha la sua giustizia. Come sempre brava Sonosoloparole, vai avanti con i tuoi articolo, un abbraccio.

    1. Purtroppo hai ragione. Anche questa donna denunciò, si tardi, ma non sono serviti arresti gli domiciliari dato che il “carnefice” si è fatto centinaia di Km per andare da lei a darle fuoco, forse bastava che qualcuno desse l’allarme che era scappato dai domiciliari? Anche se appena lei ne venne a conoscenza la Polizia le disse “signora non si faccia trovare in casa esca con l’auto” (cosa per me assurda), dato che la raggiunse e la speronò dandole fuoco. Ne è uscita viva si ma come “araba Fenice” è rinata e vive e lotta per lei e per tutte noi donne con questo racconto che deve, a mio avviso, svegliare tante coscienze. Non nego che in me fa scattare una rabbia verso queste giustizie “blande” o “troppo leggere” . Mi chiedo dietro una Maria Antonietta quante donne ci sono che ancora subiscono in silenzio oppure che sono vittime di un lento iter di giustizia? So bene che per parlare di violenza non basterebbero pagine e pagine di libri e articoli purtroppo ma il grido di tutte noi messe insieme magari fa eco ed arriva all’orecchio “sordo” di chi deve decidere o a chi deve denunciare perchè l’amore non è possesso oppure prigionia.
      Grazie a te _Chiaro_di_Luna per il tuo commento. Un abbraccio a te

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