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L’ultimo viaggio di Giovanni Falcone…

Oggi voglio mettere da parte articoli di qualsiasi genere perché c’è un tempo per tutto ed oggi è il momento per rendere un omaggio alla memoria di uomini e donne che hanno dato la vita per cercare di abbattere il “cancro” della Mafia…

Oggi 23 Maggio 2024 la mente va a quel 23 Maggio 1992…

Quanti di noi ricordano cosa stavano facendo quel giorno?

Io ero a casa quel pomeriggio quasi estivo a prepararmi per la gita che il giorno seguente avrei fatto con i miei genitori e degli amici di scuola ignara come tutti che di li a poco avrei vissuto un momento che cambiò tutta l’Italia.

Il magistrato si sistema alla guida della Fiat Croma bianca con accanto la moglie Francesca Morvillo, mentre l’autista giudiziario Giuseppe Costanza andò a occupare il sedile posteriore.

Nella Croma marrone si era posto alla guida Vito Schifani, con accanto l’agente scelto Antonio Montinaro e sul retro Rocco Dicillo, mentre nella Croma azzurra c’erano Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Le tre auto si mettono in fila, con in testa la Croma marrone, poi la Croma bianca guidata da Falcone e in coda la Croma azzurra. Imboccarono l’autostrada A29 in direzione Palermo. Da quel momento, Gioacchino La Barbera (mafioso di Altofonte) segue con la sua auto il corteo blindato dall’aeroporto di Punta Raisi fino allo svincolo di Capaci, mantenendosi in contatto telefonico con Giovanni Brusca Antonino Gioè (capo della Famiglia di Altofonte), che si trovavano in osservazione sulle colline sopra Capaci.

A poca distanza da loro, su un’altra auto, due mafiosi: Giovan Battista Ferrante e Salvatore Biondo.

28 chilometri, tanta la distanza da percorrere per raggiungere casa. Scorre, lungo l’autostrada, un’altra strada, parallela. Augusto la Barbera segue le auto del magistrato ed è in contatto con Antonino Gioè e Giovanni Brusca. Sono piazzati, loro, sulla collinetta sopra Capaci e vedono l’autostrada, le macchine che si avvicinano. 

La prima auto del convoglio è la Croma marrone, dietro la Croma bianca del giudice e a chiudere l’ultima blindata. Evita che altre auto si affianchino a quella del magistrato. 

Sono le 17,56 minuti e 48 secondi e la Croma di Falcone è al chilometro 4,733 dell’autostrada all’altezza di Capaci. E’ l’inferno: 500 chili di esplosivo disintegrano quel pezzo della A29. Resta un cratere che apre una voragine nella storia del nostro Paese nella storia d’Italia. Tutti noi con il fiato sospeso attendavamo notizie rassicuranti da Tv, e Radio… ma le notizie che si susseguirono furono “tragiche”.

La Fiat Croma marrone viene investita in pieno: balza oltre la carreggiata opposta e finisce in un giardino di ulivi. L’auto di Falcone si schianta contro il muro di detriti che si alza in aria. L’ultima auto riceve pezzi di cemento, di terra, addosso, ma gli agenti riescono a sopravvivere.

Da Cittadina Italiana dico grazie a tutti voi che avete dato la vita per lo Stato e per tutti noi e scusate se ci sono ancora “idioti” (passatemi la parola)che credono che la Mafia sia un gioco per essere “famosi ” o “potenti”.

Il mio personale ringraziamento va a Liga E Pam che mi hanno dato l’opportunità di scrivere su questo blog e quindi di poter tenere accesi i riflettori su un fatto di cronaca che ha cambiato l’Italia intera e tutti noi italiani e di pubblicare il mio pensiero.

Alla prossima da SonoSoloParole.

8 thoughts on “L’ultimo viaggio di Giovanni Falcone…

  1. Credo che nessuno può dimenticare un fatto tanto atroce. Falcone nonostante sapesse di essere un morto che cammina non ha rinunciato la sua missione, si missione, perchè per lui la giustizia prima di tutto. La stessa giustizia dello stato che l’ha abbandonato, uno stato mafia. Grazie SonoSoloParole per questo bellissimo ricordo che vive e vivrà in noi per sempre.

    1. Grazie a te _Chiaro_di_Luna_ . E’ il minimo che potessi fare in un giorno cosi. Chi tace e piega la testa, muore ogni volta che lo fa, chi parla e cammina a testa alta, muore una sola volta ed è una frase che solo un uomo integerrimo, dotato di un animo nobile, di alto senso dello Stato, di chi non ha paura della mafia come Falcone poteva affermare. Quelli sono i veri eroi per me… Grazie ancora per il commento. Un caro saluto.

  2. Ricordo bene quel giorno
    Ero al lavoro e lo chock tremendo della notizia coinvolse tutti noi presenti, ci guardammo negli occhi e ognuno di noi fece una promessa a se stesso, nn far vincere l’odio ed il male.
    Grazie a Falcone , morto per mano di brutali assassini, ma è solo la carne a mancare, nn certo il suo pensiero ed i valori che lui ha espresso e ci ha lasciato in dote.
    Grazie di avercelo ricordato SonoSoloParole, in questo caso nn sono solo parole, ma sentimenti vivi e profondi che a molti di noi hanno lasciato un segno

  3. Tener viva la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per combattere contro la mafia e affermare i valori della legalità è un impegno che ognuno di noi ha il dovere di perseguire. Per come sono fatta non potevo tacere in un giorno cosi.
    Non nego che ci ho messo un po’ a scriverlo perché pensavo a quel giorno seppur ancora piccola è una foto ben nitida in me. Volutamente ho scelto di non mettere la foto di quel cratere e delle lamiere delle auto ma facce sorridenti, come quella che Falcone apre una finestra verso un mondo nuovo, perché loro sono i nostri eroi e non hanno di certo scelto di esserlo ma lo sono diventati per una mano “assassina” chissà proprio pilotata da chi doveva difenderli….
    Ma da quel giorno l’Italia si è risvegliata scende in piazza e grida forte il suo no alla mafia e si è consolidata una coscienza anti mafiosa. Un “risorgimento” civile che, però, deve essere tenuto vivo perché, la mafia è pronta ad approfittare di ogni indecisione. Per questo è fondamentale l’impegno delle istituzioni e, soprattutto, la vigilanza della società. Spetta a tutti noi mantenere alto l’esempio lasciato da tutti questi eroi e portare avanti la lezione di legalità e di amore per lo Stato che il magistrato ci ha lasciato.
    Grazie Milton per il tuo bel commento.

  4. Grazie davvero SonoSoloParole per l’articolo davvero ben scritto e pregno di senso civico.
    Quel giorno, ricordo, ho pensato fosse morta anche la speranza. Mi sono sentito gelare il sangue atterrito dalla brutalità e dalla sfrontatezza a cui erano arrivati, dall’ineluttabilità di un fenomeno con cui convivevamo da più di due secoli e che ci illudevamo soltanto di poter combattere.
    Riuscire ad attentare con successo alla vita di un giudice voleva dire che c’era connivenza tra articolazioni dello stato ed il potere mafioso. Poi, d’improvviso ho ricordato le parole di Falcone che diceva che “la Mafia è un fatto umano… Ha avuto un inizio e avrà una fine.” e sperare mi e’ sembrato doveroso, in memoria di un uomo che ha speso e dato la sua vita per lo stato. Non dobbiamo dimenticare il suo sacrificio sta’ a noi non renderlo vano…

    1. Grazie a per per aver dedicato un pò del tuo tempo a leggerlo. Concordo con le tue parole .Personalmente non dimenticherò mai il sacrificio di donne e uomini che hanno dato al vita per combattere questo cancro della Mafia. E’ per questo che in cuor mio sentivo pulsare la necessità di far un ricordo su di loro.

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