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Mantova e Sabbioneta tra Arte e Storia

Dal 2008 patrimonio mondiale dell’UNESCO, insieme alla vicina Sabbioneta, Mantova sorge sulla sponda del fiume Mincio e si estende su una penisola abbracciata da tre piccoli laghi: Superiore, di Mezzo e Inferiore. Proprio per questa sua posizione, è stata definita dal filosofo Montesquieu come la “seconda Venezia”.

Vista sui Laghi
La Casa del Mercante

All’arrivo, il panorama da Ponte san Giorgio con la città che si specchia nell’acqua e’ davvero incantevole.

Si tratta di una cittadina tranquilla, con meno di 50.000 abitanti, ma situata in posizione strategica e soprattutto con la fortuna di essere stata governata dai Gonzaga, famiglia dedita al mecenatismo e al culto dell’arte; di qui sono passati gli artisti più significativi del quattro, cinque e seicento durante il Rinascimento Mantovano.

Le opere di questo straordinario periodo si possono ammirare a Palazzo Ducale, una vera e propria reggia di oltre 35.000 metri quadri, comprendente più di 500 ambienti tra sale, stanze, cortili e giardini. Ovunque l’occhio si posi, vede bellezza creata da mani e menti geniali. Le sale sono finemente affrescate nei dettagli, i soffitti in legno in diversi stili, alcuni dipinti, altri a cassettoni. 

Tutto ciò che è arte trova casa qui: sculture di epoca greca e romana, architravi, fregi ornamentali e monumenti commemorativi, dipinti e arazzi, collezioni di minerali e meraviglie provenienti da ogni angolo del mondo.

Le origini della città sono etrusche, ma la leggenda tramandata dal poeta latino Virgilio, nato qui vicino, vuole le origini di Mantova legate all’indovina Manto, secondo la mitologia greca figlia di Tiresia e maga della città di Tebe. Si dice che ella riparò in Italia fondando poi la città che prese il suo nome, Mantua.

La storia invece ci racconta che San Longino, un soldato presente alla crocifissione e in seguito converitio, raccolse terra mista al sangue di Gesù e lo portò a Mantova. Allora la città era sotto la giurisdizione di Carlo Magno che nell’804 invitò il pontefice Leone III a Mantova sottoponendogli la reliquia. Egli ne riconobbe l’autenticità  e immediatamente nominò un vescovo per quel territorio. 

Mantova divenne dunque sede vescovile e da qui partì un deciso impulso edilizio per ospitare clero e pellegrini in visita.

Più avanti la città passò sotto il controllo dei Gonzaga e Ludovico II commissionò al grande architetto Leon Battista Alberti la bellissima Basilica di Sant’Andrea, simbolo della grandezza della casata. Ancora oggi la reliquia del sangue di Gesù e’ conservata nella cripta sotterranea, a cui si accede solo accompagnati da una guida.

Quando la reliquia emerse, dopo essere stata sotterrata per proteggerla dalle invasioni barbariche del 900, la patria di Virgilio era un villaggio come tanti altri della pianura; furono i pellegrinaggi dei fedeli ad innestare le conseguenze, religiose ma anche sociali, economiche e politiche che la portarono al rango di città, con relativo territorio da essa dipendente. Si può dunque dire che Mantova è “Figlia della reliquia”, e lo splendore di Sant’Andrea trova in ciò la sua piena giustificazione.

La chiesa è interamente affrescata e il lavoro di decorazione venne affidato al fedele Andrea Mantegna, già al servizio dei Gonzaga per i lavori di Palazzo Ducale.  Il pittore scelse di essere sepolto in questo luogo, cominciando a lavorare all’area  che avrebbe ospitato le sue spoglie già qualche anno prima della morte, avvenuta nel 1506.

Uno dei dipinti che qui erano collocati è stato portato oltralpe da Napoleone e non ha mai fatto ritorno: si tratta della “Madonna della Vittoria” oggi esposta al Louvre come molte altre opere del grande pittore padovano.

Il terzo complesso architettonico da vedere a Mantova è Palazzo Te. Federico II Gonzaga nel 1524 chiamò a Mantova Giulio Romano, allievo di spicco di Raffaello, il quale creò per lui in una zona periferica della città, tra i laghi, questo meraviglioso palazzo rinascimentale, straordinario esempio del classicismo cinquecentesco. 

La cupola affrescata della Basilica di Sant’Andrea.

Verso la metà del XV secolo Mantova era divisa dal canale Rio in due grandi isole circondate dai laghi formati dal fiume; una terza piccola isola, chiamata sin dal Medioevo Tejeto e abbreviata in Te, era collegata con un ponte alle mura situate nella parte meridionale della città.

La zona risultava paludosa e lacustre, ma i Gonzaga la fecero bonificare e Francesco II la scelse come luogo di addestramento dei suoi pregiati e amati cavalli. Morto il padre e divenuto signore di Mantova, Federico II, suo figlio, decise di trasformare l’isoletta nel luogo dello svago, del riposo e dei generosi ricevimenti assieme agli ospiti più illustri.

La sala più fastosa è la sala di Amore e Psiche, contenente un ciclo di affreschi rappresentanti la novella di Amore e Psiche secondo la versione raccontata da Apuleio nelle Metamorfosi. La favola di Amore e Psiche adombra le vicende private di Federico, il suo amore proibito per Isabella Boschetti, la donna a cui è dedicato il Palazzo, e il conflitto con la madre Isabella D’este che osteggia quel legame, come Venere osteggia quello fra Eros e Psiche. 

Nella favola Venere proibisce a Psiche, donna mortale bella quanto una dea, di vedere il volto del proprio amato Cupido/ Eros. Psiche lo sposa senza, tuttavia, sapere chi sia il marito, che le si presenta solo nell’oscurità della notte. Scoperta su istigazione delle invidiose sorelle la sua identità, è costretta, prima di poter ricongiungersi al suo divino consorte, a effettuare una serie di prove, al termine delle quali otterrà l’immortalità.

Tra le diverse sale del Palazzo Te, tutte interamente affrescate, spicca quella in cui Giulio Romano ha riprodotto la storia mitologica di Psiche, emblema dell’amore del duca per Isabella Boschetti, a cui il palazzo fu dedicato.

La scritta che scorre lungo le pareti recita: Honesto ocio post labores ad reparandam virtutem quieti construi mandavit, come dire che la sala fu fatta costruire per l’ozio onesto del Duca dopo le fatiche, allo scopo di ristorare le energie per la vita di pace. Mi è piaciuto il concetto di “ozio onesto per riparare le virtù”, che forse andrebbe rivalutato e autorizzato ad occupare un posto di rilievo anche nelle nostre frenetiche vite.

La mia visita a questo palazzo è stata fortemente voluta perché qui ha avuto luogo uno storico incontro: quello tra Federico Gonzaga e Carlo V, che nel mio immaginario rappresenta un po’ il simbolo di un’Unione Europea ante litteram, essendo lui per diritto ereditario Sacro Romano Imperatore, Arciduca d’Austria, Re di Spagna e principe dei Paesi Bassi, nonché Duca di Borgogna.

La sala di Amore e Psiche a Palazzo Te

Carlo V e Federico II
 erano coetanei, entrambi sostenitori della Chiesa cattolica, tuttavia Carlo V darà il via al sacco di Roma nel 1527, con l’intento di punire un papa disubbidiente e Federico aiuterà i Lanzichenecchi ad attraversare il Po (suo fratello Ferrante comanderà le truppe imperiali nell’assalto alla città eterna). Carlo V in seguito negò di avere responsabilità nell’accaduto, e ottenne in tal senso l’assoluzione di Clemente VII quando i due vennero a patti, mentre crebbe ulteriormente l’astio tra cattolici e luterani.

Ma il vero legame tra i due personaggi ha come baricentro Mantova e soprattutto Palazzo Te. 
Nel 1530 Carlo V giunse a Bologna dove venne incoronato imperatore del Sacro Romano Impero dal papa Clemente VII.


Federico II non partecipò per questioni di opportunità politica ma lo invitò a Mantova, ospitandolo a Palazzo. 
L’imperatore, dopo il soggiorno mantovano, concesse a Federico II il titolo di Duca.

La visita di Carlo V a Mantova – immediatamente dopo la sua incoronazione e la rinnovata alleanza con il papato dopo il sacco di Roma del 1527 – appare centrale per segnare il senso dell’Europa di quegli anni, essendo il sovrano il vertice di un impero non più fiammingo o spagnolo ma europeo e globale. Al contempo, gli apparati trionfali ideati da Giulio Romano per il percorso cittadino del corteo imperiale e la festa a Palazzo Te del 2 aprile 1530 devono essere letti come elementi simbolici delle strategie culturali dei Gonzaga per legittimare la propria posizione nello scacchiere geopolitico della prima metà del Cinquecento.

Queste sono le tre attrazioni da vedere assolutamente in città: Palazzo Ducale, la Basilica di Sant’Andrea e Palazzo Te.

Da visitare anche il Teatro Sociale che ospitò nel 1770 uno dei primi concerti di Mozart, la Rotonda di San Lorenzo, a pianta circolare, la Piazza delle Erbe con l’orologio astronomico.  Sulla via del ritorno vale la pena di fare tappa a Sabbioneta, piccola città sulla via per Parma, progettata e costruita in trent’anni sul modello ideale della città rinascimentale.  All’interno delle mura vi troverete davanti una Mantova in miniatura, con il Palazzo dei Giardini, il Palazzo Ducale, il Teatro, la Sinagoga aperta alle visite e la meravigliosa chiesetta dell’Incoronata. Questa chiesa fu sconsacrata nel 1810 durante la conquista napoleonica, in seguito comprata all’asta da un proprietario terriero ebreo e donata alle autorità ecclesiastiche per “isquisito amor di patria”, come si legge sulla targa commemorativa.

Solo grazie al suo gesto possiamo ancora ammirare i meravigliosi affreschi qui contenuti.  Se cercate un posto per trascorrere un paio di giorni circondati da arte e storia, scegliete Mantova: lo merita e non gode di fama proporzionata alle proprie attrattive. Qui gli occhi e il cuore si parlano, la Storia rivive, il nostro partimonio artistico trionfa.

“La cultura aumenta il suo valore se molti la possiedono” (cit.)

Selene

Selene raffigurata a Palazzo Ducale

5 thoughts on “Mantova e Sabbioneta tra Arte e Storia

  1. Che dire? Hai descritto così bene luoghi e storia della città, aggiungendo aneddoti e cose sorprendenti (non sapevo della reliquia di Gesù, per esempio) che è difficile anche commentare in maniera decente. Purtroppo l’Italia è un paese che tende a non valorizzare il proprio patrimonio artistico e culturale, o meglio, lo fa solo in parte… Forse perché ha troppe cose, e si deve per forza puntare su qualcosa piuttosto che un’altra. Sarà perché Mantova ha dato i natali a Virgilio, mago oltre che poeta, che è stato protettore di Napoli anche da morto (rimasto tale fino aľ arrivo degli svevi che volevano profanare la sua tomba, e il popolo per evitare ciò, nascoste le sue spoglie e tutt’ora oggi non si sa dove, anche se la sua tomba è ancora lì e visitabile), fino alľ avvento del nostro caro Gennarino, ma mi ha sempre affascinata. L’avessi avuta un po’ più a “portata di mano” ci sarei sicuramente già stata, e dopo questa tua descrizione, la aggiungo alle cose da vedere assolutamente. Grazie 😉

    1. Ciao Pam. Io non sapevo che Virgilio fosse protettore di Napoli e tantomeno che fosse mago. C’è sempre da imparare gli uni dagli altri!
      Grazie 🙂

      1. Il famoso uovo di Virgilio è un suo prodigio, ma ne ha fatti tanti… Almeno all’epoca così si credeva il posto dov’è la sua tomba io e liga lo adoriamo, e quasi nessuno lo conosce! C’è anche la tomba di leopardi, il suo amico la volle lì proprio perché c’era quella di Virgilio

        1. Bella questa sorta di protezione che i napoletani hanno esercitato sulla tomba di Virgilio, tenendo nascosto il luogo della sepoltura e tributandogli così un omaggio collettivo. Dimostra il legame forte e indissolubile che si può creare a dispetto di tutto, anche dei suoi natali lontani da quel territorio. A volte ci si sceglie per affinità, e nulla puo’ spezzare quel filo.

  2. Ciao, che bellissimo viaggio ci hai fatto fare!

    Sono stato a Mantova da piccino con la scuola e ne rimasi affascinato. Poi ci sono tornato ancora da grande alcuni anni fa…

    Questo tuo post è la dimostrazione palese della differenza tra uomini e donne… Io ricordo solo i ristoranti…

    😉

    ciaoooooooooooooooo

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