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Le mie riflessioni su “Oppenheimer” – il film di Christopher Nolan

Aspettavo questo film da mesi: finalmente è uscito in Italia, l’ho visto e vi riporto le mie impressioni senza paura di spoilerare troppo, dato che racconta uno degli eventi più importanti del secolo scorso, che più o meno tutti conoscono.

La narrazione é basata su una biografia pubblicata nel 2005, American Prometheus: The Triumph and Tragedy of J. Robert Oppenheimer; si tratta quindi di un film di carattere storico, costruito sulla figura del fisico americano considerato il padre della bomba atomica.

Vale la pena di vederlo? Sì, ma con un minimo di preparazione, necessaria a comprendere la trama, ricca di flashback e di fatto ambientata in due momenti distinti. Con l’uso del bianco e nero, Nolan li differenzia bene sullo schermo, e si assiste a un continuo alternarsi tra il 1943-45, anni del progetto Manhattan nonchè del test Trinity (lancio di una sperimentale bomba al plutonio a scala ridotta nel deserto del New Mexico, seguita dallo sgancio vero e proprio delle due bombe atomiche sul Giappone), e il momento del “processo” a porte chiuse allo stesso Oppenheimer qualche anno dopo (1954), al termine del quale al fisico venne vietato l’accesso ai segreti atomici per una presunta passata liaison con il partito comunista. 

Il tutto va inquadrato nel contesto della fase finale della Seconda Guerra Mondiale, con Truman succeduto a Roosevelt alla Presidenza degli Stati Uniti, della guerra fredda che in pratica era cominciata prima della fine del conflitto mondiale, del clima da “caccia alle streghe” diffuso successivamente dal Senatore Joseph Mc Carthy e dalla sua Commissione per la repressione delle attività anti-americane.

I temi affrontati sono tanti, ma uno è centrale: Oppenheimer è il moderno Prometeo, che consegnando il fuoco della scienza (qui rappresentato dalla nascente Fisica Nucleare) agli uomini, viene condannato a un eterno supplizio.

Dove può spingersi uno scienziato? Egli è veramente responsabile delle conseguenze delle sue scoperte? E rendendosi conto del loro potere distruttivo dovrebbe fermarsi o condividere il tutto? La metafora che viene citata più volte nel film è indimenticabile: quando alziamo una pietra, dobbiamo essere consapevoli del serpente che potrebbe nascondersi la’ sotto. La pietra è la nuova scienza, il serpente l’utilizzo distruttivo che altri potrebbero farne.

Anche i temi della guerra e del nemico vengono, ovviamente, ripetutamente toccati: si combatte per salvare se stessi, si uccide per non essere uccisi, implicitamente dando per scontato che i propri valori siano più meritevoli di salvezza.

Il “nemico” originale è la Germania nazista, ma ben presto diventa la Russia comunista da alleata ad antagonista, quindi il Giappone di Pearl Harbour praticamente già fuori gioco, poi finita la guerra militare ne comincia una personale, contro un aspirante senatore con vecchi conti da regolare. E ad ogni passaggio il personaggio centrale da Prometeo diventa uomo, fragile nonostante il fuoco della sua scienza, annientabile con i poteri occulti di politica, rivalità e corruzione, per cui la salvezza si rende possibile soltanto grazie alla solidarietà della comunità scientifica.

Questo film e questo argomento sono stati dibattuti con partecipazione anche sul nostro canale Simosnap, e la questione centrale è stata: c’era reale consapevolezza di quanto sarebbe veramente accaduto sganciando quelle bombe?

La risposta, secondo la narrazione di Nolan, è un deciso “no”. Più volte durante il film viene ricordato allo spettatore che la teoria ha dei limiti, superabili solo grazie agli esperimenti pratici. Delle radiazioni per esempio, si parla soltanto dopo lo sgancio della bomba, facendoci pensare che il progetto Manhattan avesse messo in conto esclusivamente i danni da deflagrazione. La teoria delinea i possibili effetti di un’ invenzione, ma è sporcandosi le mani con la sperimentazione che la si verifica, che si impara. Quante probabilità teoriche c’erano di distruggere il mondo con una bomba “nuova”? Poche, risponde il protagonista del film, prossime allo zero.ma non nulle. La scienza non pronuncia le parole “sempre” e “mai” e conta per questo sulla statistica. Vi ricordate I Virologi durante la prima ondata di Covid? Agli esordi la loro (onesta) risposta standard a molte domande era: “Non lo sappiamo”.

Mi soffermo anche su un altro aspetto che ha per me un forte valore simbolico: Oppenheimer ma anche Léo Szílard, Edward Teller e lo stesso Einstein erano ebrei. Nel film si dice che l’enorme vantaggio dei fisici tedeschi su quelli americani nella corsa all’atomica avesse un solo tallone d’Achille: l’antisemitismo. Hitler disprezzava gli scienziati ebrei e sosteneva la “fisica ariana”. E di fatto furono proprio le leggi razziali a indebolire spietatamente la fisica tedesca, allora la più avanzata al mondo. Molti degli scienziati ebrei che lasciarono la Germania, ironia della sorte, contribuirono al progetto americano per realizzare la bomba atomica.

E nei decenni successivi si sarebbero moltiplicati i Premi Nobel assegnati a fisici ebrei.

Concludo consigliandovi di mettervi comodi e di scegliere un cinema con poltrone accoglienti, perché Il film dura ben tre ore. Io non l’ho trovato pesante né noioso.

Vederlo mi è servito come monito, per capire cosa potrebbe implicare una guerra oggi che la minaccia è tornata più che mai reale e come sarebbe facile perdere il controllo delle armi che il mondo ha “a disposizione”.

L’ultimo fotogramma che voglio ricordare è la scena finale: Oppenheimer rammenta una conversazione con il più anziano Albert Einstein, in cui si esprime la paura che la costruzione della bomba atomica possa dare il via alla distruzione del mondo. Einstein risponde con una battuta, chiedendo “E allora?” Oppenheimer conclude dicendo: “Penso che lo abbiamo appena fatto”.

Selene

Robert Oppenheimer

10 thoughts on “Le mie riflessioni su “Oppenheimer” – il film di Christopher Nolan

  1. Pur non essendo un fan di Nolan,avevo un certo interesse per questo film per gli argomenti trattati.
    Hai fatto un’ analisi molto interessante del periodo,scaturiti dalla visione della pellicola,che aumentano la voglia di vederlo.
    Complimenti per la scrittura e per avermi portato li(il bianco e nero,i flashback tipici del regista)
    Brava.

    Simone76

    1. Grazie Simone per aver letto e commentato! Credo che il film ti piacerebbe, anche se non sei un fan di Nolan. La presenza nel cast di Matt Damon ed Emily Blunt sono un valore aggiunto che lobrendono ancora più meritevole di essere visto.

  2. Ciao Selene, ho letto, con molto piacere, le tue impressioni su questo film. Alla fine, uscito dall’incanto della lettura, davvero mi sono chiesto: “…ma che cazzo sto leggendo? Il Corriere della sera? Il New York Times?…”.
    Non lo dico per farti falsi complimenti e soprattutto son felice di non doverti dare un salario!

    Fantastico.

    Grazie di cuore Selene

    1. Grazie a te Liga! E’ un piacere scrivere qui. Il mio salario è la soddisfazione di far parte di questa bella community, che cresce continuamente, per merito del vostro lavoro.

  3. Il trailer mi aveva intrigato molto, però avevo il dubbio che fosse un po’ ingannevole nel senso che lo mostrano come se dovesse essere un film d’azione.. grazie alla tua recensione lo guarderò con più consapevolezza xD non lo so se studierò prima.. ma mi metterò a vederlo con la massima concentrazione! brava Selene! ora se per favore puoi anche andare a vedere Barbie.. (⁠◕⁠ᴗ⁠◕⁠✿⁠)

    1. Grazie Toonshill! Non e’ un film d’azione, anch’io dal trailer mi ero fatta un’altra idea. Se decidi di vederlo poi torna a commentare…. Magari ci vedi anche cose che io non ho notato!

  4. Cara Selly, sulle tue capacità letterarie mi sono espressa già la volta scorsa, e ancora prima in pvt, quindi non mi ripeto, ma ti faccio solo i complimenti.
    Lasciata la premessa, hai citato tutti i discorsi fatti in canale scaturiti dall’uscita di questo film, io più che altro leggevo, e riflettendo su quelle piccole verità o presunte tali che i più ignorano, mi chiedevo, e mi sono chiesta anche leggendo questo tuo bellissimo scritto ricco di considerazioni personali che inducono ad una riflessione, ma perché l’essere umano per sentirsi padrone del mondo deve devastare vite altrui? Perché la legge del più forte deve essere quella distruttiva, quella del branco che si accanisce sul più debole? Mi è tornato in mente un libro letto un po’ di tempo fa, Il Signore delle Mosche, di Golding, dove la guerra e la bomba atomica non c’entrano nulla, ma fa riflettere su quanto la nostra natura segua l’istinto sbagliato, quello del potere a tutti i costi.

  5. Ciao Pam, il tuo commento pone una domanda a cui è davvero molto difficile rispondere. Da questo film, a mio parere, gli scienziati escono abbastanza bene, i militari così così e i politici massacrati. Un buon politico deve necessariamente saper prendere decisioni e sacrificare vite per salvarne altre? Parrebbe così. Truman dice a Oppenheimer che a nessuno importa chi ha “inventato” l’atomica, che la responsabilità è tutta di chi ha dato ordine di sganciarla. Ma è davvero così? Quando scegliamo i nostri rappresentanti cediamo a loro anche la nostra parte di responsabilità? O in quanto membri di un gruppo, di una società, di una nazione essa ricade un po’ anche su di noi?
    Grazie per la riflessione!

    1. Allora, provo a rispondere ad ognuna delle domande che hai posto:
      1. Una bomba non si inventa per il bene comune, a prescindere dal fatto che le conseguenze effettive siano teoriche e non effettive, una bomba resta sempre un’arma di distruzione di massa, e di questo ne siamo tutti consapevoli. Per cui no, la responsabilità non è solo di chi ha dato ordine di sganciarla, ma anche a tutti quelli che hanno contribuito ad arrivare a poterla sganciare, dagli scienziati, ai costruttori, a chi la trasporta e installa nei punti o nei veicoli in cui verrà sganciata, e anche di chi si assume la responsabilità di obbedire all’ordine.
      2. Ho sempre preso il voto con la massima serietà, proprio perché la storia insegna che il potere dato nelle mani della persona sbagliata, potrebbe portare perfino alla fine del mondo, o quasi. Il voto si dà a chi vorremmo ci rappresentasse, per cui sì, votando affidiamo ad un’altra persona la nostra parte di responsabilità.
      3. La responsabilità ricade su di noi in parte, cioè, sul quella della superficialità delle nostre scelte, e su quella di un eventuale errore di valutazione riguardo chi dovrebbe rappresentarci.
      Queste sono le pochissime idee chiare che ho riguardo la politica.

  6. Tendo a “scagionare” gli scienziati che, quando consegnano i risultati della loro ricerca, stanno facendo il loro lavoro. La fissione è stata una scoperta che ha fatto epoca e -ahimè- l’unico modo per poterla mettere in pratica era ottenere enormi finanziamenti, che potevano arrivare solo da un’istituzione pubblica. In questo caso aiuto’ a vincere una guerra, causando molte vittime ma facendo da deterrente per circa 80 anni allo scoppio di altri conflitti mondiali. Io davvero non so dire se questa scoperta avrebbe dovuto essere messa in un cassetto, non so quali sarebbero state le alternative. Sono felice di vivere in un contesto democratico, pur con tutti i limiti che questo contesto implica e per questo motivo sono assolutamente d’accordo sulla necessità di votare tutte le volte che possiamo farlo. Si vota soprattutto per non dare per scontati i pochi diritti di scelta che le generazioni precedenti hanno conquistato per noi.

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