RADIO FEBBRE
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Intervista Allimac - 19.11.2025
Oggi vi voglio consigliare l’ascolto di alcune nuovi singoli usciti recentemente e magari dirvi cosa ne penso. Mettetevi comodi e seguite!

1 —— BlackRain – Unleash the Fury
I BlackRain sono una band sleaze metal (lo sleaze metal è un sottogenere musicale del glam metal nato a Los Angeles verso la fine degli anni ottanta del XX secolo e caratterizzato, rispetto allo stile citato, da un suono più sporco, grezzo, e un’immagine meno androgina e più stradaiola) francese attiva dal 2003.
I BlackRain sono formati dal cantante e chitarrista Swan Hellion; dal chitarrista Max Tew; dal bassista e tastierista Matthieu De la Roche e dal batterista Frank F.
Il 26 Settembre 2025 i BlackRain sono tornati con il botto, lanciando un nuovo singolo esplosivo: “Unleash the Fury”.
Brano ispirato all’esuberante hard rock degli anni ’80 e intriso di influenze synth wave, il brano fonde riff taglienti, ritornelli inni e atmosfere cinematografiche.
Il singolo è accompagnato dal video musicale, pubblicato contemporaneamente in cui immerge la band in un’estetica neon-noir, con lampi di luce fluorescente e intense sequenze di boxe, fungendo da omaggio diretto allo spirito della saga di Rocky.

“Volevo davvero riempire il video di luci al neon lampeggianti, come una sorta di caos luminoso che si abbinasse perfettamente all’energia della canzone”, spiega Matthieu De la Roche, bassista della band e co-regista del video.
Al timone del video del brano ci sta anche il frontman dei BlackRain, Swan, che ha portato la sua visione filmando scene di allenamento con le sue inconfondibili luci al neon e combattimenti epici con il suo amico, il pugile Sebastian Rodriguez (campione svedese di kickboxing) e la band con questo vuole rendere omaggio a tutti coloro che, come Sebastian, si allenano ogni giorno per diventare una versione migliore di se stessi.
Con “Unleash the Fury”, i BlackRain ci regalano un ritorno infuocato, che unisce la potenza retrò alla modernità urbana: un inno alla perseveranza e alla volontà di vincere.
La band pubblicherà il suo nuovo album, intitolato Orphans of the Light, il 27 febbraio 2026 e il gruppo sarà in concerto a Parigi, al Trianon, con gli OVERDRIVERS come “ospiti speciali”, per uno spettacolo completamente nuovo sabato 28 febbraio 2026, il giorno dopo l’uscita del nuovo album.
Non ci resta che attendere il loro nuovo album per scoprire le loro prossime “battaglie”!
2 ——— Gary Cherone – “America’s Dream”
Gary Cherone alias Gary Francis Caine Cherone è un cantante statunitense noto principalmente per la sua militanza negli Extreme band che nel corso della loro carriera hanno venduto oltre 10 milioni di dischi in tutto il mondo.
Cherone si avvicina alla musica in età adolescenziale influenzato da frontman quali Roger Daltrey degli Who, Steven Tyler degli Aerosmith e Freddie Mercury dei Queen.
Nel 1985, Cherone e Geary incontrano il chitarrista Nuno Bettencourt e il bassista Pat Badger, con cui danno vita agli Extreme, nato dalla storpiatura del vecchio nome della precedente band in cui militavano, da The Dream a Ex-Dream a Extreme.
Gary Cherone, ha lanciato il 26 Settembre 2025 il suo nuovo potente singolo “America’s Dream”, brano che cattura il mix di passione e urgenza tipico di Cherone, offrendo sia un messaggio attuale che una performance senza tempo.
Sotto raccomandazione di Ray Danniels, uno dei manager degli Extreme, nel 1996 Gary Cherone si unì ai Van Halen. Durante tutto l’anno, i fan dei Van Halen mal sopportarono gli abbandoni di Sammy Hagar, cantante della band dal 1985, e, prima di lui, di David Lee Roth, cantante dal 1974 al 1985. In questo periodo si inserì Cherone, che Eddie van Halen chiamò la sua “anima gemella musicale.

“America’s Dream” è stata scritta da Cherone e Jon Levin (DOKKEN), che contribuisce anche con un’intensa chitarra. A completare la formazione stellare ci sono Pat Badger (EXTREME) al basso ed Eric Kretz (STONE TEMPLE PILOTS) alla batteria, creando una sezione ritmica formidabile che alimenta l’intensità del brano.
Cherone dai social afferma: “America’s Dream è una professione di fede nel grande esperimento americano, quel lavoro incessante e in corso per creare un’unione più perfetta. In breve, una lettera d’amore.”
Gran bel singolo direi!
Ricordo che il 16 Settembre 2025 è uscito il video di “X Out” degli Extreme brano è presente sull’ultimo album, Six, uscito nel 2023.
Che dire Cherone in forma strepitosasia come solista che negli Extreme!
3 ———- SKULL & CROSSBONES – “Labyrinth of Time”
I metallari tedeschi SKULL & CROSSBONES il 25 Settembre 2025 hanno pubblicato il video ufficiale e il secondo singolo, “Labyrinth of Time” dall’ottavo album della band Time, che uscirà il 14 novembre 2025.
I quattro ex membri degli Stormwitch Volker Schmietow, Tobi Kipp, Jürgen “Wanschi” Wannenwetsch e Marc Opppold, completati dal vocalist Tobi Hübner, riprendono da dove avevano interrotto insomma gli SKULL & CROSSBONES si sono dedicati all’heavy metal tradizionale, offrendo un heavy metal potente, melodico e senza tempo che fonde energia ed emozione.

Dopo il successo del primo singolo “Echoes Of Eternity” uscito ad inizi Settembre la band pubblica ora il nuovissimo singolo e video “Labyrinth Of Time”. Musicalmente dark e drammatico, il brano è accompagnato da una commovente dichiarazione della band, che lo descrive come un riflesso del “declino umano dovuto alla demenza”. Riff pesanti e melodie inquietanti creano una canzone che è allo stesso tempo drammatica e catartica, catturando l’inevitabile declino attraverso una lente profondamente emotiva.
Che bomba amici! Un sound moderno, vibrazioni anni ’90. Mi piacciono particolarmente la stratificazione vocale e la produzione del ritornello, che ricordano molto gli ultimi del gruppo musicale hard rock- progressive britannico Uriah Heep. E questa è una buona cosa, almeno per me, visto che “Sea of Light” è ancora oggi uno dei miei album preferiti di sempre.
4 ——— Rose Villain – Bollicine
La trentaseienne Rose Villain, pseudonimo di Rosa Luini cantautrice e rapper milanese ha presentato il 24 Settembre 2025 in anteprima live proprio nella serata che ha segnato il suo ritorno a casa all’Unipol Forum di Milano durante la prima tappa del Radio Trilogy Tour 2025 il suo nuovo singolo “Bollicine”, trasformando il Forum in un universo sospeso tra coreografie, scenografie immersive e ospiti speciali. Il risultato? Uno show di respiro internazionale che ha proiettato Rose Villain direttamente nell’Olimpo della musica pop.
Rose Villain è figlia dell’imprenditore milanese Franco Luini, fondatore del marchio Tucano, e di Fernanda Melloni. Suo nonno materno è Biagio Melloni, partigiano e fondatore della catena di librerie Remainders.
“Bollicine” è un brano che racconta la fragilità emotiva attraverso immagini di solitudine e smarrimento, ma anche la capacità di resistere e trasformare il dolore in leggerezza. Il testo è intimo e diretto, e mette in scena l’idea di una vita che, pur tra scosse e crepe, riesce a dissolversi in un’atmosfera sospesa come le bolle da cui prende il titolo.
Il singolo è accompagnato anche da videoclip, girato in stile VHS, aggiunge una dimensione retrò e malinconica, amplificando la sensazione di isolamento evocata dalla canzone. Il videoclip amplifica questo senso di isolamento e smarrimento evocato dal testo, trasformando “bollicine” in un’esperienza non solo musicale, ma anche visiva e sensoriale.
Passiamo all’aspetto sonoro, ed è qui che “Bollicine” lascia più dubbi è una ballad urban-pop scura che cerca di mescolare malinconia e tensione emotiva, ma che al tempo stesso lascia spazio a scelte sonore discutibili. Il risultato? Si, la produzione sceglie una veste urban-pop, con beat elettronici essenziali, synth atmosferici e bassi compatti, l’intenzione è chiara: creare un paesaggio sonoro claustrofobico che rifletta lo stato d’animo del testo.
E’ Un brano che colpisce per l’intensità delle immagini nel testo, ma che musicalmente non mi convince del tutto.
Il problema è che la voce è fortemente processata con autotune, al punto da risultare artificiale, non si tratta di un effetto usato come scelta estetica, come avviene nel rap o nell’hyperpop, ma di una correzione costante che appiattisce l’espressività vocale.
A mio avviso un un brano che punta sulla fragilità e sull’emozione, questo trattamento toglie naturalezza e rischia di rendere l’ascolto freddo e monotono.
Ed è un peccato questo cosa perché rispetto alle sue passate esperienze, “Bollicine” sembra più trattenuta, la scelta di affidarsi a un autotune così invadente non esalta le sfumature interpretative di Rose, che in altri pezzi era riuscita a trasmettere rabbia, ironia e malinconia con più naturalezza, qui, invece, la voce appare “intrappolata” in un effetto che, dopo un paio di ascolti, diventa fastidioso.
Anche il mix presenta dei limiti: la compressione è marcata, le frequenze alte tendono a saturare e mancano veri picchi dinamici. Il risultato è uno stereo piuttosto piatto, che funziona solo a volume alto ma non restituisce profondità. Le “bollicine” sonore dovrebbero avvolgere l’ascoltatore, ma qui restano tutte ammassate al centro.

Si sa l’amore è un tema caro a Rose Villain: lo ha affrontato molto spesso nei suoi pezzi.
Fin dagli esordi,avvenuti nove anni fa, Rose Villain si è sentita amata, ma soprattutto accettata per quella che è. “L’amore che ho sentito semplicemente mostrandomi per quello che sono, con le mie luci, con le mie ombre, questa condivisione è stata la mia cura. Scrivere le canzoni è la mia terapia”, ha confessato in un intervista.
Fin dalle prime strofe, Rose costruisce un immaginario fatto di stanze d’albergo vuote, città deserte e ascensori anonimi fuori Roma, è la rappresentazione concreta della solitudine: spazi pieni di persone ma privi di calore, ambienti che diventano simboli di un vuoto interiore. L’amore, descritto come “bugiardo”, appare allo stesso tempo come fonte di forza e di estrema fragilità, capace di trasformare chi ama in cristallo pronto a rompersi.
Il ritornello ruota intorno all’immagine delle “bollicine”: piccole esplosioni in testa, tra fiato corto e mancanza d’aria. Sono metafore per l’ansia e i pensieri ossessivi che arrivano quando una relazione finisce. Qui il brano trova la sua chiave: l’ossessione che rimane anche dopo la separazione, alimentata da ricordi, canzoni ascoltate insieme e abitudini che continuano a vivere nella memoria.
Nonostante i difetti tecnici, “Bollicine” non è un brano da scartare, ha una scrittura che funziona, immagini forti e un ritornello che resta in testa, il problema è che, musicalmente, non decolla.
L’eccesso di autotune e il mix compresso impediscono al pezzo di trasformarsi in quell’esperienza catartica che promette, per spiegarci è come avere tra le mani un testo intenso ma leggerlo su un foglio stropicciato: il messaggio arriva, ma non brilla come potrebbe.
Per me è un brano che poteva essere un piccolo gioiello di malinconia pop si ferma invece a metà strada, più potente sul piano emotivo che memorabile su quello musicale.
5 —– Levante – NIENTE DA DIRE
Levante, pseudonimo della cantautrice e scrittrice siciliana Claudia Lagona, pubblica il nuovo singolo il 22 Settembre 2025 “Niente da dire”.
La nuova canzone è un brano intenso e introspettivo in cui la cantautrice esplora la forza dei gesti che parlano più delle parole e l’importanza di un silenzio capace di agire.
E’ una canzone che sembra indagare il momento fragile e sospeso di una relazione in bilico, quando le parole non bastano più o si rivelano addirittura inutili.
Il testo parla di una distanza che non nasce da un singolo episodio ma dall’accumularsi di piccoli “giorni no” che si sommano fino a creare metri di lontananza emotiva. L’altro diventa quasi “invisibile” nei pensieri mentre il silenzio prende il posto del dialogo.
Il silenzio, qui, non è però indifferenza ma una forma di verità: fingere o forzare parole vuote significherebbe tradire la propria autenticità.
L’ammissione del titolo e del testo, “non ho niente da dire”, non esprime quindi un vuoto ma un’impotenza comunicativa: i sentimenti esistono ma non trovano un canale verbale. Nel significato della canzone le parole si sciolgono nel nulla e sono incapaci di contenere ciò che si prova.
“Niente da dire” riflette anche sul confine tra il legame e il sentirsi in trappola, dove la relazione appare come un nodo da sciogliere e l’intimità si confonde con la soffocante mancanza di spazio.
Levante sembra quindi mettere in musica la complessità del silenzio, inteso come scelta di non mentire e delicatezza nel riconoscere che a volte l’amore non basta a salvare un legame.
Un titolo che sembra quasi ironico, perché in realtà di cose da dire ce ne sarebbero tante: sul testo, sul messaggio, ma soprattutto sulle scelte sonore che accompagnano questo nuovo capitolo.
Il Brano, prodotto da Antonio Filippelli, con la collaborazione autoriale di Gianmarco Manilardi, anticipa l’album previsto per il 2026, e rappresenta una nuova tappa nella traiettoria artistica della cantautrice siciliana.
Devo dire che rispetto ad altri brani della cantautrice, qui manca la verve più ironica o ribelle che a volte ha caratterizzato i suoi lavori.
“Niente da dire” si muove piuttosto sul terreno dell’intimismo malinconico, con una scrittura che rinuncia agli slogan per privilegiare l’osservazione emotiva.

La forza del testo sta proprio nella sua capacità di evocare situazioni quotidiane, il non tornare a casa per cena, lo stare lontani per capire cosa resta, e trasformarle in metafore di un legame che si sta spegnendo. Non c’è rabbia, non c’è rancore, ma una lucida constatazione: il tempo e i non detti possono diventare muri insormontabili
Passando all’aspetto musicale, il pezzo si inserisce perfettamente nel percorso di Levante, fatto di pop elegante con forti venature indie e arrangiamenti raffinati.
La produzione di Antonio Filippelli costruisce un tappeto sonoro coerente e curato: synth atmosferici, chitarre pulite e una batteria che lavora in sottrazione, lasciando respiro alla voce.
L’interpretazione di Levante rimane intensa e riconoscibile, ma appare fin troppo levigata, quasi scolpita al millimetro. L’uso di correzione intonativa digitale è percepibile, non ai livelli di un autotune estremo, ma sufficiente a rendere il timbro meno naturale. Questo crea un effetto ambivalente: da un lato il brano suona impeccabile e pronto per la radio, dall’altro rischia di perdere quella fragilità emotiva che spesso ha reso Levante così autentica.
Se si pensa a “Ciao per sempre” o “Alfonso”, la voce, pur con le sue imperfezioni, trasmetteva una vicinanza più umana, qui, invece, sento un risultato quasi patinato, a tratti distante.
Questo singolo arriva dopo “MAIMAI”, un singolo più energico e sperimentale, dove il ritmo e la ricerca melodica spingevano Levante verso territori quasi dance-pop. In questo nuovo brano, invece, l’artista torna su un registro più intimo e riflessivo.
Ma mentre “MAIMAI” puntava su un beat trascinante, “Niente da dire” scommette su una costruzione lenta, fatta di crescendo emotivi piuttosto che di drop o colpi di scena, si è una scelta coerente con il messaggio del testo, ma che potrebbe risultare meno incisiva a un primo ascolto.
La differenza principale, però, resta la resa vocale: in passato Levante si è spesso lasciata guidare da una spontaneità quasi ruvida, mentre qui c’è la sensazione di un lavoro più filtrato, quasi protetto da una patina digitale che ne riduce l’impatto emotivo.
Con la produzione di Filippelli l’uso degli arrangiamenti minimalisti permette al testo di respirare e sottolinea i passaggi emotivi più delicati, il bridge, con il suo invito a un passo di danza come addio tenero, funziona bene anche grazie alla scelta di inserire elementi sonori più caldi e avvolgenti.
“Niente da dire” suona sicuro, curato, ma non sorprende, è un brano che scorre con eleganza, ma che non lascia un segno forte dal punto di vista sonoro, forse perché l’attenzione è tutta sul testo, forse perché la produzione ha scelto la via della perfezione formale a scapito di un’emozione più viscerale, per me risulta un brano bello, ma non travolgente.
“Niente da dire” non è un singolo che punta al colpo di fulmine immediato, è piuttosto una traccia che cresce con gli ascolti, che svela le sue sfumature piano piano. Se ci si lascia prendere dal testo, l’effetto malinconico arriva forte e chiaro. Se invece si cerca una produzione innovativa o un sound più coraggioso, si rischia di rimanere un po’ delusi.
Il brano sembra pensato più per accompagnare l’album e raccontarne l’atmosfera che per imporsi come hit autonoma. E in questo senso funziona: restituisce bene il mood di un’artista che continua a esplorare le sue fragilità senza paura di mostrarsi vulnerabile, ma che allo stesso tempo affida la sua voce a un trattamento forse troppo controllato.
“Niente da dire” è una produzione è pulita e moderna, ma a tratti troppo rifinita, tanto da sacrificare un po’ dell’anima più vera di Levante ma resta comunque una canzone che merita attenzione, soprattutto per chi ama la scrittura emotiva dell’artista.
Da parte mia è tutto.
Buon Ascolto!
Alla Prossima da SonoSoloParole
Scritto da: SonoSoloParole
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