
Dunque, che dire? Sono appena tornato dal cinema, da una delle mie amate visioni pomeridiane. Eravamo ben in tre persone nella sala 7 del multisala nostrano della grande Lugano… Che bello poter scegliere il posto che più ci aggrada…
Sono andato a vedere questo film, un po’ a scatola chiusa, nel senso che non ho voluto leggere né la trama né le critiche che ormai pullulano da diversi giorni sui giornali e su internet. Perché? Probabilmente per il semplice fatto che essendo anche io un estimatore del vecchio Fabio Volo (siamo praticamente coetanei… ), lo consideravo buono a priori.
Non ero a conoscenza dell’autore, del regista né tantomeno del cast. E, prima sorpresa, chi mi ritrovo davanti sul megaschermo con un primissimo piano che colpisce soprattutto chi ha una certa memoria del cinema italiano?
Un Ninetto Davoli in gran forma, incredibile, ma vero. Ottimo ruolo, adatto alla sua caratterizzazione.


E poi, oltre al bravo Fabio Volo e al nostalgico Ninetto, alcuni dei miei attori italiani preferiti.
Anita Caprioli della quale sono ormai inutilmente “innamorato” da molti anni (direi da molti film… ):


E ancora…
Giuseppe Battiston, che ho avuto modo di apprezzare in diverse pellicole, che mi sono piaciute veramente tanto:



Trama:
Lorenzo è un avvocato rampante, che ha lottato e ottenuto il suo status con determinazione. Ha una bella casa, una fidanzata, Silvia, forse precaria forse no, e tutta l’invidia dei suoi amici che “lo stimano moltissimo”. Ora è il momento di fare il salto di qualità, e un grosso business in Russia insieme al socio e fratello Paolo (Giuseppe Battiston). Improvvisamente un malore, gli appanna la vista. È solo l’inizio di un lungo viaggio nel dubbio, nella malattia, alla riscoperta della vita.
I temi del rampantismo, delle emozioni trattenute, inattive per lasciare spazio alla razionalità, della malattia e della comprensione reale di ogni momento dell’esistenza, dell’umanità di chi è semplice. Il regista, infatti, utilizza i singoli attori per manifestare i sentimenti in relazione con l’ambiente esterno (che può essere la malattia, la natura, il viaggio, il business), mettendo in luce le capacità espressive ed interpretative di Fabio Volo, che esce dal suo solito personaggio (almeno per tre quarti del film) e rimane in equilibrio fra dramma e ironia senza mai esagerare. Lo stesso discorso si può fare per i personaggi di contorno, come il compagno di stanza Giovanni, “disegnato” alla perfezione da un Ninetto Davoli in stato di grazia. È lui che rappresenta la voglia di vivere meglio di ogni altro.
Uno su due è un teatro di vita, sentito e reale, che conferma il lavoro di un regista, grande osservatore di una società odierna, afflitta da grandi e piccoli mali, solo per essere troppo avara di ironia e sentimento.
…
Parere personale:
Il film mi è piaciuto, soprattutto nella prima metà. Non tesserò ulteriormente le lodi di Fabio Volo, non ne ha bisogno.
La seconda parte non è che non mi sia piaciuta, ma l’ho trovata leggermente stereotipata. Ma in fondo ci stava bene ed anche il finale fa il suo dovere.
Secondo me non raggiunge i livelli de “La febbre”, nonostante sia un gran bel film, ben fatto e ben interpretato. A volte fa ridere, a volte fa stringere il cuore… Il mix che normalmento prediligo…
Voto: 8+
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