
Mi ritrovo all’osteria, in orario da aperitivo. Alcuni avventori bofonchiano amabilmente nonostante i diversi Martini Dry già in circolo.
Cerco il tuo sguardo ed invece incrocio solo il mio. Sempre con quegli evidenti occhi rivelatori, gli occhi da pesce. Sempre nell’immagine riflessa dallo specchio gigante.
Faccio un respiro profondo, prendo ossigeno e ordino un tè verde. Tutto bene, tutto tranquillo.
Mi siedo mischiandomi tra gli altri clienti. Noto un movimento sospetto dietro il bancone, anzi no, sotto per l’esattezza. Lì, inginocchiato in posizione strategica, al tuo fianco, traffica ed armeggia l’idraulico che cerca di sistemare la lavastoviglie. Sempre tutto bene. Tra chiavi inglesi, guarnizioni e mastice, capisco che qualcosa non quadra. Rubo mezze frasi, monconi di parole pronunciate a denti stretti dal tecnico e riesco a farmi un’idea del problema.
Al povero idraulico sgomento, nella tipica tenuta, in salopette blu, è avanzato un tubo. Qualcosa non torna…
Solidarizzo mentalmente con lui, in fondo anche a me in gioventù è capitato di smontare e rimontare il mio mitico Ciao, meravigliandomi sempre, alla fine, di come ogni volta mi avanzasse qualche vite o bullone. Pezzi superflui ed inutili evidentemente, dato che il motorino ripartiva sempre…
E mentre vago in questi ricordi arcaici, provando quasi un senso di tenerezza per il tapino ormai umiliato, allora, intervieni tu!
Noncurante della presenza di noi intimi estranei, accomunati da un aperitivo casuale, ad alta voce, al limite dell’isteria, senza remora alcuna, dici la tua. Giustamente, penso io, sei tu la padrona qui.
Hai trovato tu una soluzione alternativa per l’utilizzo di quell’inopportuno pezzo di plastica in eccesso.
E che alternativa…
Io e i miei compagni di bancone e di disavventure, non abbiamo potuto far altro che udire. Mi giro a destra, a sinistra e realizzo come tutti siano rimasti allibiti. Qualcuno è arrossito, altri ridacchiano imbarazzati. Forse ora non va più proprio tutto bene.
Mi volto verso di te, ma adesso vedo unicamente lo specchio che rimanda la mia solita faccia. Gli occhi da pesce non ci sono più e rinsavito comprendo, al pari del povero idraulico reprobo, di non aver capito un tubo…
Una volta di più.
La febbre resta, ma si concentra altrove…
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