Uddiyana Bandha (contrazione addominale)
4 Maggio 2007, Albert con la febbre
Preambolo:
Sono rientrato tosto dalla mia lezione settimanale di yoga, avvenuta come sempre sotto la scrupolosa, coinvolgente e sorprendente guida della maestra Sisko.
Coinvolgente poiché ogni volta ci porta in una dimensione spaziale e temporale che normalmente, o raramente, si ha la fortuna di vivere.
Sorprendente perché anche oggi sembra avermi letto nel pensiero. All’inizio della lezione ci ha parlato per diversi minuti del fatto che noi, persone occidentali, prese dallo stress, non riusciamo più ad esternare i nostri sentimenti, come la gioia o la tristezza. Questo blocco è la causa di molti malanni, sia fisici, sia mentali.
Dopo averci raccontato una massima indiana a riguardo, si è soffermata ancora sull’importanza di far uscire queste emozioni, di non trattenerle. E come consiglio per buttare fuori i nostri sentimenti, sapete cosa ci ha detto? Ebbene sì, di provare a tenere un diario!!! Incredibile!!! Io che non avevo mai scritto un diario in vita mia, nel febbraio di quest’anno, dopo alcuni mesi in cui praticavo già lo yoga e senza che mai nessuno me lo avesse suggerito esplicitamente, iniziai a scrivere questo blog! Che in realtà non è nient’altro che un diario digitale pubblico…
Coincidenza, dite voi? Io non credo, anzi, più vado avanti nella pratica di questa disciplina così affascinante e così difficile, sempre più mi rendo conto di quante siano le cose collegate. Forse è tutto collegato…
Scrivo questo aneddoto, perché mi ha colpito e anche perché mi piacerebbe che fosse letto da una persona che, all’inizio di questa mia avventura digitale de “LA FEBBRE - BLOG“, aveva commentato con un triste: “che cosa patetica e puerile…”.
Non cito ancora questo episodio, per vendetta o per ripicca. Questo sì sarebbe infantile. Piuttosto mi piacerebbe che venisse recepito come un gesto affettuoso, gratuito, senza secondi fini. Semplicemente e sinceramente, vorrei che arrivasse solo come un consiglio spassionato, al limite come un suggerimento per una riflessione profonda, che potrebbe portare benefici, non solo alla persona in questione, ma a tutti coloro che leggeranno questo articolo. Beneficio che io sto vivendo realmente sul mio corpo e nel mio spirito.
Non chiedetemi come faccia la Sisko ad entrarci dentro. Non saprei descriverlo. Forse riesce a tirarci fuori quello che semplicemente abbiamo già dentro e che è solo sepolto sotto il pesante subconscio. È un miscuglio di parole, di energia e soprattutto di respirazione guidata, che permette allo spirito di staccarsi, almeno momentaneamente, dal proprio ego.
Oggi abbiamo fatto diverse asana, molto efficaci, che mi hanno molto colpito e lasciato una sensazione di estrema vitalità, a livello nervoso e spirituale. Attualmente sono ancora sotto l’effetto tangibile del “lavoro” fisico e mentale, da poco svolto.
Uddiyana Bandha (contrazione addominale)

Premessa: praticate questa bandha solo se siete già iniziati allo yoga o sotto la sorveglianza di un esperto.
Sedete in siddha/siddha yoni asana o padmasana con la colonna vertebrale eretta e le ginocchia in contatto col pavimento.
Potete usare un cuscino così che i glutei siano sollevati, abbassando le ginocchia.
Poggiate il palmo delle mani sulle ginocchia.
Chiudete gli occhi e rilassate tutto il corpo.
Inspirate profondamente dalle narici.
Espirate dalla bocca con un sibilo, vuotando i polmoni il più possibile.
Trattenete il respiro fuori.
Inclinatevi avanti spingendo con le mani le ginocchia verso il basso.
Raddrizzate i gomiti e sollevate le spalle, permettendo un’ulteriore estensione della colonna vertebrale.
Praticate uno spontaneo jalandhara bandha, premendo il mento contro il torace.
Contraete i muscoli addominali verso l’interno e verso l’alto.
Mantenete la chiusura addominale e il respiro fuori per quanto comodamente possibile senza forzare.
Lasciate la chiusura addominale, piegate i gomiti e abbassate le spalle.
Sollevate la testa e quindi lentamente inspirate.
Restate in questa posizione finché il respiro ritorna normale, quindi iniziate il ciclo successivo.
Respirazione: uddiyana bandha è praticato solo con la ritenzione esterna del respiro.
Durata: all’inizio praticate 3 cicli e, gradualmente, aumentate fino a 10 cicli nel corso di alcuni mesi, a mano a mano che il sistema si adatta alla pratica.
Consapevolezza: fisica - sull’addome e sulla sincronia del respiro coordinato ad ogni passaggio.
Spirituale - su manipura chakra.
Sequenza: uddiyana bandha è più facile da praticare se preceduto da un’asana capovolta.
Precauzioni: uddiyana bandha è una tecnica avanzata e dovrebbe essere eseguita solo con una guida, dopo aver acquisito una certa abilità nella ritenzione del respiro, così come in jalandhara e mula bandha.
Controindicazioni: le persone che soffrono di colite, ulcera peptica o intestinale, ernia diaframmatica, ipertensione, disturbi cardiaci, glaucoma ed elevata pressione intracranica non dovrebbero eseguire questa pratica. Dovrebbe essere inoltre evitata dalle donne incinte.
Benefici: uddiyana bandha è la panacea per molti disturbi addominali e dello stomaco, inclusi costipazione, indigestione, vermi e diabete, purché non siano cronici. Il fuoco digestivo è stimolato e gli organi addominali sono tutti massaggiati e tonificati. Le ghiandole surrenali vengono equilibrate, rimuovendo la letargia, allentando l’ansia e le tensioni. Migliora la circolazione del sangue in tutto il tronco e rinforza tutti gli organi interni. Uddiyana bandha stimola il plesso solare che ha molte sottili influenze sulla distribuzione dell’energia nel corpo. Esso crea una pressione aspirante che inverte il flusso dei sub-prana, apana e prana, unendoli con samana e stimolando manipura chakra. Quindi vi è un’esplosione di forza sottile che si muove verso l’alto attraverso sushumna nadi.
Nota pratica: uddiyana bandha deve essere praticato sempre con stomaco ed intestini vuoti. Agnisar kriya è un’eccellente pratica preparatoria.
Note: la parola sanscrita uddiyana significa ‘elevare’ o ‘volare in alto’. Questa pratica è così chiamata perché la chiusura fisica applicata al corpo fa salire il diaframma verso il torace. Uddiyana è perciò spesso tradotto come sollevamento dello stomaco. Un altro significato è che la chiusura fisica aiuta a dirigere il prana verso sushumna nadi, così che possa fluire verso l’alto in sahasrara chakra.
…
I termini riportati in sanscrito saranno più o meno alla portata dei praticanti più esperti. Per i novizi o per i lettori casuali, consiglio il libro dal quale attingo queste informazioni: “Asana Pranayama Mudra Bandha - Swami Satyananda Saraswati“, edizioni Satyananda Ashram Italia.
P.s.: non so se sia merito di uddiyana bandha, ma ho scritto questo articolo mentre in forno stava cuocendo la mia ormai “famosissima” (???) torta di ricotta…
Buon yoga a tutti e buon appetito a me!!!
…ehmmm vi “offro” un fetta?…


eheheheh… lo yoga fa bene anche in cucina!!! È perfetta, fuori e dentro!!!
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18 Giugno 2009 alle 12:45
interessante quello he hai scritto e anche molto utile per me che ho iniziato da poco Atha yoga.
Pero’…. una cosa non te la perdono: i pinoli sulla torta di ricotta!
Ciao e grazie,
Gisa
18 Giugno 2009 alle 12:50
ma questo blog esiste ancora? E’ cosi’ simpatico!
18 Giugno 2009 alle 15:27
Ciao Gisa, grazie per i tuoi messaggi, fanno sempre piacere.
Pratica yoga più che puoi, ti porterà a benefici sia fisici che interiori.
Per la torta di ricotta… me l’hanno insegnata così…
Son buoni i pinoli…
Per quanto riguarda questo blog… ultimamente sono un po’ latitante, ma ogni tanto pubblico qualcosa.
Ciao
9 Agosto 2010 alle 17:56
che post interessante